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Vaccini Covid-19: perché è difficile studiare gli effetti collaterali


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Quanto sia difficile indagare sugli effetti collaterali dei vaccini Covid-19 lo stiamo vedendo ormai da un po’ di tempo con il caso  AstraZeneca e il susseguirsi degli stop o delle limitazioni imposte dai paesi europei all’uso del vaccino anglo svedese, nonostante le rassicurazioni dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali). Norvegia, Danimarca e Olanda ne hanno sospeso – temporaneamente – la somministrazione, la Germania l’ha limitata alle persone sopra i 60 anni, la Francia a chi ha più di 55 anni, la Grecia dai 65 anni in su. In Italia il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ha dichiarato a Radio 24 che l’Ema potrebbe indicare di non utilizzare AstraZeneca per determinate categorie di persone, aggiungendo però anche che “non vi è ombra di dubbio che vi sia un rapporto rischio-beneficio positivo”.

 

Le sue parole sono state confermate all’Agi da Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e virologo presso l’Università degli Studi di Milano, che sottolinea quanto i benefici derivanti dalla vaccinazione siano nettamente superiori ai rischi e che non è stata ancora raggiunta la comprensione del meccanismo causale che determinerebbe la pericolosità della vaccinazione.

 

Ma perché è così complicato fare luce sulle possibili “reazioni” ai vaccini Covid-19? Se ne parla su un articolo appena pubblicato su Nature. E’ estremamente difficile dimostrare che il cosiddetto ‘evento avverso’, ossia un problema medico sopraggiunto dopo l’immunizzazione, sia causato dal vaccino stesso. I ricercatori devono impegnarsi a stabilire la causalità, processo che potrebbe richiedere anni, e al tempo stesso stare attenti a come vengono veicolate le notizie per non alimentare i movimenti anti-vaccino o suscitare paura nella gente.

Nella maggior parte dei casi non esistono test di laboratorio per valutare questo genere di eventi avversi e all’inizio bisogna fare conto solo sulla tempistica: una persona riceve il vaccino e dopo giorni o settimane si manifesta una reazione. A quel punto i ricercatori conducono studi per determinare il tasso di eventi avversi nelle popolazioni vaccinate confrontandolo con la probabilità che gli stessi eventi si verifichino nelle persone che non hanno ricevuto il vaccino. E devono contestualmente fare luce sul meccanismo che potrebbe aver causato la reazione.

 

La soluzione non è mai immediata, anzi lo studio potrebbe durare decenni, come è avvenuto nel corso della influenza suina H1N1, quando le  agenzie di sanità pubblica in Svezia e Finlandia hanno lanciato l’allarme su un aumento del tasso di narcolessia – un disturbo del sonno cronico e debilitante – nei bambini che avevano ricevuto una dose di Pandemrix, un vaccino H1N1 .

Gli episodi di narcolessia sono stati segnalati a un tasso di circa 1 caso ogni 18.400 dosi e i ricercatori hanno ipotizzato che un componente del vaccino utilizzato per aumentare la risposta immunitaria del corpo, chiamato adiuvante, potesse causare una risposta immunitaria non intenzionale che ha innescato la malattia. I primi studi suggerivano che Pandemrix aumentava il rischio di narcolessia in alcuni gruppi di età, ma i risultati erano troppo variabili per trarre conclusioni generali. Ancora oggi gli scienziati non hanno raggiunto una opinione unanime sulla correlazione Pandermrix-narcolessia.

 

I vaccini Covid-19 sono stati testati in studi clinici con migliaia di partecipanti prima che i governi ne autorizzassero l’uso diffuso. Questi studi clinici sono “impostati per rispondere alle domande sull’efficacia e per valutare il tasso di eventi avversi abbastanza comuni”, come il dolore al sito di iniezione o il mal di testa, afferma Hilda Bastian, scienziato indipendente che studia la medicina basata sull’evidenza a Victoria, in Australia.  

Ma anche i più grandi studi clinici non sono progettati per rilevare effetti collaterali estremamente rari, che potrebbero verificarsi in meno di 1 caso ogni 10.000 vaccinazioni. Poiché centinaia di milioni di persone sono ora vaccinate contro COVID-19, ha senso che anche eventi saltuari, come gravi reazioni allergiche o coaguli di sangue, inizino a comparire nei rapporti di sicurezza, afferma Bastian. La sfida ora è capire quali di questi eventi sono effettivamente collegati al vaccino.

 

Negli Stati Uniti, il National Institute of Allergy and Infectious Diseases ha iniziato a organizzare una sperimentazione clinica per comprendere i rischi di allergia dei vaccini Covid-19 basati sull’RNA messaggero (mRNA). Il vaccino mRNA prodotto da Pfizer a New York City e BioNTech a Mainz, Germania, è associato a un tasso di cinque casi di grave reazione allergica per milione di dosi, e quello prodotto da Moderna a Cambridge, Massachusetts, è associato a un tasso di tre casi per milione di dosi. Le persone colpite sembrano essere principalmente donne e persone con una storia di allergie. Stacie Jones, allergologo e immunologo presso l’Università dell’Arkansas per le scienze mediche a Little Rock, sta conducendo uno studio per comprendere la proporzione di queste reazioni che si verificano nelle persone con una storia di allergie, rispetto a un gruppo di controllo. Se lo studio osserverà un aumento del tasso di reazioni allergiche gravi, ciò consentirà ai ricercatori di “sapere chi è a rischio e di definire tale rischio” in modo che i medici possano fornire consigli migliori.

 

Attualmente, le agenzie di sanità pubblica tengono traccia dei potenziali effetti collaterali attraverso sistemi di segnalazione come la piattaforma VigiBase dell’Organizzazione mondiale della sanità, EudraVigilance dell’EMA e il sistema di segnalazione degli eventi avversi dei vaccini degli Stati Uniti. Molti paesi hanno sistemi in cui il pubblico e gli operatori sanitari possono inviare rapporti sugli effetti collaterali che si verificano.

Questo tipo di sorveglianza può rilevare segni di eventi avversi rari, ma la maggior parte dei sistemi non è progettata per determinarne la causa esatta perché non hanno un gruppo di confronto per tenere traccia degli eventi avversi che si verificano in popolazioni non vaccinate. Una comprensione più completa della sicurezza dei vaccini potrebbe essere ottenuta da sistemi di sorveglianza attiva che raccolgono dati sugli eventi avversi – sia i tassi di base che dopo un vaccino – dalle cartelle cliniche elettroniche e non dalle persone  che li segnalano direttamente.

La combinazione di sorveglianza attiva e studi clinici mirati è importante per garantire la sicurezza degli attuali vaccini Covid-19,  per i richiami e le vaccinazioni annuali che potrebbero essere necessarie per la durata della pandemia e per avere una chiave in più per combattere eventuali varianti.

Fonte: news.google.com

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