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Lavoro, la pandemia ha cambiato il modo in cui comunichiamo


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La piattaforma di comunicazione aziendale Slack riporta che quando nel 2020 la pandemia ha costretto per la prima volta le persone al lavoro in remoto, sull’app è stato registrato un picco nell’uso dell’emoji del cuore. Le persone che lavorano nel settore della conoscenza, in particolare, hanno offerto il proprio sostegno virtuale ai loro colleghi al meglio delle loro possibilità, mentre lottavano contro la crescente ondata di contagi e decessi, l’isolamento che si faceva sempre più forte e le limitazioni alla libertà, il tutto cercando comunque di portare a termine il lavoro quotidiano. Le emoji hanno così sostituito sorrisi, i cenni della testa e le pause caffè in ufficio.

Durante le videochiamate, molti lavoratori sono entrati per la prima volta nella sfera privata dei loro colleghi, sbirciando le camere da letto caotiche, le raccolte di libri e la loro vita familiare. E anche se la scomparsa del confine tra vita privata e professionale non è stata apprezzata da tutti, quel che è certo è che le difficoltà degli ultimi tre anni hanno cambiato per sempre il modo di comunicare al lavoro.

Un cambiamento destinato a restare

“Il linguaggio sul lavoro in generale è più informale, ma anche per i membri della generazione X e i baby boomer, che ora usano esclamazioni, emoji e gif per esprimere i loro sentimenti in modo diverso rispetto al passato”, spiega Erica Dhawan, autrice de Il linguaggio del corpo digitale: Come generare fiducia e connessione anche comunicando online. La comunicazione sul posto di lavoro si è orientata in maniera decisa verso la messaggistica istantanea: secondo Microsoft, nel febbraio 2022 l’utente medio di Teams ha inviato il 32 per cento in più di chat a settimana rispetto al marzo 2020, e la cifra continua ad aumentare. Un sondaggio commissionato da Slack e condotto da OnePoll ha rilevato che, da quando sono lavorano in forma ibrida o remota,  il 75 per cento degli americani riporta che mostrare la propria personalità attraverso messaggi di lavoro informali li ha aiutati a entrare meglio in contatto con i colleghi, mentre il 73  ritiene che questo li abbia aiutati a superare la transizione al lavoro remoto e ibrido.

Questa evoluzione del linguaggio è destinata a diventare definitiva grazie al lavoro ibrido. A metà ottobre nelle sette maggiori economie del mondo i viaggi verso gli uffici erano ancora significativamente inferiori ai livelli pre-pandemia, motivo per cui un ritorno totale al linguaggio aziendale è improbabile. Le persone oggi ricorrono meno a tecnicismi e al linguaggio formale, un aspetto che rende l’ambiente di lavoro più accessibile innanzitutto alle donne e ai dipendenti appartenenti a minoranze.

Nuove attitudini e vecchie prassi

Rispetto al passato, i dipendenti devono preoccuparsi meno di come tono di voce, espressione del viso e linguaggio del corpo possano essere interpretati da colleghi e superiori. Si tratta di uno sviluppo interessante per le donne. Negli anni Ottanta, la dottoressa Deborah Tannen, docente di linguistica alla Georgetown University, ha iniziato a scrivere del doppio legame che vincola le donne sul posto di lavoro: se comunicano nel modo che è generalmente associato alle donne e che ci si aspetta da loro, la percezione è che abbiano poca autostima o addirittura poche competenze. Se invece si esprimono con modalità che sono associate a una persona in una posizione di autorità, vengono viste come troppo risolute. 

Fonte: www.wired.it

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