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Covid-19, cosa sappiamo dell’efficacia dei tamponi salivari nell’individuare la variante omicron


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I tamponi sono un caposaldo della lotta alla pandemia, talmente fondamentali da essere diventati sinonimo di test quando si parla di Covid-19. Eppure il prelievo nasofaringeo non è l’unica strada per individuare il virus. Anche la saliva lo contiene, e anzi presenta alcuni vantaggi. Il prelievo è più semplice e meno invasivo, e sembra dare risposte affidabili in una fase più precoce dell’infezione, quando le mucose nasali non portano ancora una carica virale sufficiente. 

I test salivari però hanno anche diversi limiti, legati soprattutto a una minore affidabilità e alla mancanza di dimestichezza della comunità scientifica con queste tecniche diagnostiche, che ha ritardato notevolmente la loro diffusione. Con omicron che avanza, però, c’è chi ritiene che si riveleranno più utili dei tamponi tradizionali, meno adatti nel caso di una variante così infettiva e rapida nel provocare la comparsa dei sintomi della malattia. Ma quali dati ci sono a riguardo? E quanto sono efficaci realmente i test salivari?

I tamponi salivari

Come nel caso dei tamponi nasofaringei, anche i test salivari (almeno quelli già approvati) ricadono in due categorie: antigenici e molecolari. Come abbiamo imparato nei primi mesi di pandemia, i primi sono test che cercano Sars-Cov-2 utilizzando degli anticorpi che possono riconoscere un antigene presente sulla superficie del virus. Tendono a essere meno precisi (o meglio sensibili, cioè proni a una maggiore incidenza di falsi negativi), ma sono molto più rapidi nel fornire un responso, e non necessitano di un laboratorio di analisi. 

I secondi sono invece test basati sull’identificazione dell’Rna virale, e utilizzano la Pcr (Polymerase Chain Reaction) per amplificare i frammenti di materiale genetico presenti in un campione e confermare così la presenza del virus. Sono più sensibili: quasi alla pari con i test molecolari su tamponi nasofaringei, considerati ancora il golden standard della diagnostica di Covid-19.

Attualmente, entrambi i tipi sono disponibili nel nostro paese. I antigenici rapidi su saliva sono economici (partono dai 4-6 euro), e forniscono un responso in appena 15 minuti. Ma a differenza dei tamponi antigenici rapidi nasofaringei, non sono considerati sufficientemente affidabili dal ministero della Salute, che a settembre ne ha escluso di conseguenza la validità per l’ottenimento del green pass, e ha raccomandato di non considerarli come alternativa ai tamponi oro/nasofaringei, in quanto – si legge in una circolare dello scorso 24 settembre – “non raggiungono i livelli minimi accettabili di sensibilità e specificità”. 

Fonte: www.wired.it

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